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Giambattista Basile Incerte sono la data e il luogo di nascita dell'autore, ma secondo la tesi più accreditata Basile nacque nel Febbraio del 1566 a Giugliano, attualmente comune in provincia di Napoli. Scarse sono anche le notizie sulla sua infanzia: probabilmente apparteneva ad una numerosa ed agiata famiglia e il suo forte legame con la sorella Adriana, nota all'epoca per le straordinarie doti canore, è documentato più volte. Giambattista Basile divise la sua vita tra l'amore per la letteratura, unica e grande passione mai abbandonata, la parentesi militare, si arruolò come soldato di ventura e le diverse esperienze politiche come amministratore o governatore presso varie corti e feudi. Grazie a questi incarichi di natura politica, Basile ebbe modo di conoscere meglio il territorio campano, la sua poliedrica natura, le sue sfaccettature multiformi e sempre sorprendenti, venendo così a contatto con una realtà diversa da quella “metropolitana” della città di Napoli, delle corti e dei nobili: un realtà che nella sua complessità e nella sua bellezza fu inesauribile fonte di ispirazione per lo scrittore.
La sua grande attenzione alla vita e alle tradizioni popolari, alla gente comune, alle cose semplici, non fa che avvalorare la tesi sostenuta da Benedetto Croce . “ Era un uomo di cuore e di cervello, un brav' uomo…di grande rettitudine e bontà e sete di giustizia, ricco di affetti, di rimpianti e di nostalgie… ”. Ecco cosa scriveva di lui Benedetto Croce: da qui un abito moralista che lo porta a vagheggiare i sentimenti e i valori più autentici dell'uomo e a trovare rifugio nelle ingenue trame delle fiabe popolari. Deluso ed amareggiato dalla pochezza degli uomini appartenenti alle classi sociali più elevate, nonostante egli stesso ne facesse parte, preferì dar voce al popolo depositario di una preziosa ed unica saggezza. Sono proprio questi i luoghi che lo ispiravano, come nel caso della quattrocentesca Taverna del Cerriglio, molto nota nel XVI secolo in tutto il territorio napoletano ed oltre i confini del regno, per la bontà della cucina e per l'atmosfera bucolica, che era il suo luogo ispiratore. In questa taverna, luogo di passaggio frequentato da naviganti e briganti, soldati e esiliati, Basile si divertiva a colloquiare con il genere umano più emarginato. E qui, tra una mangiata di fichi ed un buon bicchiere di vino, veniva a conoscenza dei fatti più strani. E' qui che è stato inoltre ispirato per una delle egloghe che compongono l'opera dialettale le Muse napoletane . . L'enorme interesse per questi luoghi unici nella loro semplicità, per questi scorci di vita popolare ed autentica hanno fatto dello scrittore uno dei maggiori esponenti della letteratura dialettale e uno dei più grandi narratori di fiabe di tutti i tempi. Basile si accostò al mondo della favola popolare con la sensibilità propria dell'artista che ad essa infonde “ il lume e il suono e l'anima del suo umano sentire ” con l'abilità tecnica del narratore che non ripete meccanicamente quanto già molti conoscono, ma rielabora artisticamente una materia che da lui attende soltanto un'interpretazioni di stile tra l'ingenuo e l'erudito per mettere in luce la propria candida e vivace grazie poetica. La produzione letteraria di Basile non si esaurisce nelle opere dialettali; egli si cimentò anche in lavori in lingua italiana che però trovarono scarso successo anche a causa della maggiore fama di autori già affermati. L'insuccesso delle opere in lingua portò Basile ad uno stato di delusione ed insoddisfazione, tale da contribuire alla scelta di lasciare Napoli per altre zone dell'Italia dando inizio così alla parentesi militare (1604-1607).
Con la partenza della sorella Adriana per Mantova, si chiude il periodo napoletano. L'Autore la seguirà alla corte dei Gonzaga. A Mantova Basile pubblicò tutte le opere poetiche fin allora prodotte dopo averle arricchite di elogi e onori al duca Vincenzo Gonzaga. Dopo un anno però Basile tornò a Napoli a causa del clima umido e poco adatto alle sue condizioni fisiche. Così nella sua Napoli comincia l'impegno politico: più volte nominato governatore e amministratore nei vari territori del Regno, venne a conoscenza della realtà politica e comprese molto sulla natura meschina dell'uomo: questo sentimento influì molto nella realizzazione della sua opera più importante. In questo periodo è però da segnalare un altro avvenimento fondamentale: il matrimonio con Flora Santora, originaria di Giugliano, paese natale di Basile. Inizia così il suo peregrinare nel territorio campano per assolvere agli incarichi di natura politica; e nonostante gli impegni di carattere politico non trascurò mai l'attività di letterato e quella di filologo. Curò infatti la riedizione di opere di autori quali Pietro Bembo e Galeazzo Tarsia.
L'ultima corte presso la quale il poeta dimorò fu quella di Galeazzo Pinelli, duca d'Acerenza. Qui, nella tranquillità d'una provincia lontana dai frastuoni della capitale, tra severe montagne, il Basile lavorò al Teagene , una riduzione in versi dalla Storia Etiopica di Eliodoro. Dallo stesso Duca fu nominato Governatore feudale di Giugliano e qui, nella sua terra d'origine, morì nel 1632. La sorella Adriana recuperò le carte e i manoscritti dell'artista prima che andassero dispersi. Grazie alla tempestività e lungimiranza di Adriana Basile, Lo Cunto de li Cunti ed altre opere sono arrivate fino ai nostri giorni.
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