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Storia dell'area
Fin dai tempi più antichi, si riscontrano in quest'area leggende e vicende epiche, come testimonia il “Catalogo Virgiliano”, che annovera tra i “guerrieri italici” gli “umili sarrastri”, accorsi a difesa della propria terra contro Enea; oppure il fitto groviglio di battaglie combattute tra il Sarno ed il Vesuvio durante la guerra latina; ancora l'epoca delle alleanze con i Sanniti contro Roma e successivamente con Roma contro Annibale. Ma la storia è ancora ricca di episodi e solo per citarne alcuni si può ricordare quando Pozzo dei Goti perse il regno combattendo contro i Bizantini (553); oppure Rainulfo il normanno spianò la strada tra Sarno e Nocera a Ruggiero II d'Altavilla nel 1131, o le vicende di Gualtieri di Brienne, che fu protagonista nell'epoca del passaggio dei poteri regi tra Normanni e Svevi.
Tutti questi episodi, che sono solo una breve menzione dei tanti accadimenti che hanno segnato lo scorrere dei secoli, fanno della terra delimitata dalla “linea dei castelli”, un centro di interesse storico, culturale, antropico e tradizionale di suggestivo interesse.
Bracigliano, nucleo del Parco, è situato ai piedi della massa rocciosa del Piesco e si estende nella conca del torrente Lavinaro.
Il comune è ubicato in una zona di cerniera che collega le aree più interne della regione Campania, la zona che si apre verso la Valle del Sarno e l'agro nocerino-sarnese da una parte, e la città di Salerno dall'altra.
Qualche cenno sulle risorse e l'offerta culturale nella provincia di Salerno
La provincia di Salerno presenta, oltre ad una multiforme ed articolata struttura di risorse paesaggistiche e naturali di fama internazionale, numerosi siti antropici o culturali che generano un sistema di flussi turistici rilevante. Senza dilungarsi su un elenco delle numerose risorse, si può fare riferimento ai templi di Paestum, al Duomo di Amalfi, a Ravello, Velia, alla Certosa di Padula, al Duomo di Salerno, ecc.
Oltre a questo patrimonio di grande importanza, è da menzionare la presenza di risorse inquadrabili nel cosiddetto “patrimonio minore”. Si tratta di tutto l'immenso patrimonio artistico, archeologico e culturale costituitosi nel tempo in questa terra che da sempre è stata teatro di vicende umane fiorenti ed intense e che il Parco Letterario “Lo Cunto de li Cunti” intende valorizzare.
L'offerta museale
L'attuale patrimonio museale ammonta a 45 musei e/o istituzioni assimilate. Di queste strutture ne risultano fruibili 35, 22 delle quali (pari al 63%) sono aperte secondo un orario prestabilito, a fronte dei 13 visitabili solo su richiesta.
Tra i musei fruibili prevale la tipologia degli "archeologici" (13); la restante parte è costituita da 7 musei artistici, da 7 musei demo-antropologici (concentrati prevalentemente tra i musei con funzionalità più ridotta), da 6 musei specializzati e da 3 di diversa tipologia (Fonte Rapporto Mecenate ‘90 ).
Con riferimento alla proprietà, prevale largamente quella pubblica (22 musei, pari al 60% circa dei musei aperti). I restanti 13 aperti si suddividono in 7 di proprietà ecclesiastica e 6 di proprietà privata.
La tipologia di beni più esposta nei musei della provincia è dunque quella dei beni librari e archivistici (circa 6.790 pezzi quasi interamente esposti, 99,0% del totale). A questa fa seguito quella dei beni etnografici, che ammonta a 8.630 pezzi, e quella dei beni storici e artistici, che ammonta a 2.037 pezzi, ambedue esposte per oltre il 50% della dotazione complessiva. Particolarmente ridotta, invece, la fruibilità dei beni più numerosi, i beni archeologici (oltre 186.000 pezzi). Questi, infatti, presentano una percentuale di esposizione che supera di poco il 6% del totale.
L'economia della zona
La particolare fertilità del terreno, le condizioni climatiche e la laboriosità della popolazione hanno sempre favorito lo svilupparsi di un'economia avanzata. Partendo dalla coltura intensiva del terreno, il sistema economico ha quindi generato forze endogene di sviluppo che con il tempo hanno permesso alla produzione agricola di raggiungere livelli di prim'ordine.
Lo sviluppo dell'agricoltura ha conosciuto sorti diverse, passando dai periodi di confusione dei primi secoli dell'era cristiana - funestati da guerre localistiche per l'assegnazione dei suoli - alle epoche di maggiore stabilità del periodo longobardo.
Infatti, dopo aver raggiunto l'autonomia da Benevento (848), il Principato di Salerno incorpora il gastaldato di Rota a presidio dei traffici tra l'Irpinia e le Puglie da un lato, della valle del Sarno e della valle dell'Irno dall'altro. Questi avvenimenti permettono la costituzione di un'unità territoriale ampia ed omogenea che non mancherà di dare i suoi riflessi positivi sull'andamento economico e civile.
Durante il periodo di decadenza longobarda e l'affermazione dei Normanni, si verificò un potenziamento del sistema feudale che non consentiva un orientamento politico generale. Nonostante tutto, però, la laboriosità della popolazione contribuì in maniera significativa al consolidamento di una realtà economica forte attraverso la messa a coltura di nuove terre e la gestione dei transiti in un'area di snodo centrale.
Con la caduta degli Svevi e l'affermazione degli Angioini, processo non indolore e che vide le diverse feudalità schierarsi con l'una o contro l'altra con lotte intestine, si ebbe un nuovo periodo di stabilità che giovò allo sviluppo economico e sociale del Regno. Anche per le terre di nostro interesse questo periodo fu proficuo poiché con l'affermazione di Napoli capitale del Regno, l'intera zona che si estende lungo il corso del Sarno divenne “il granaio di Napoli”. Del resto la centralità dell'area è dimostrata dall'assegnazione delle terre a membri della casa reale.
Il periodo rinascimentale ebbe anche in queste terre i suoi effetti, ma tutto dovette confrontarsi con una realtà fatta di dispute feudali che sfociarono ad esempio nelle lotte per i corsi d'acqua o altri beni comuni, con continue controversie tra i vari signorotti.
Ma uno dei secoli più bui per questo territorio fu il XVII: questi anni furono forieri di alluvioni, pestilenze ed epidemie che stroncarono l'economia e decimarono le popolazioni.
Oltre alle terribili conseguenze materiali questi eventi però finirono con il temprare l'orgoglio e il carattere di questa gente e favorirono il radicarsi di riti magici e credenze popolari, che si mescolarono ad un radicato senso di religiosità mistica ed al culto di santi protettori contro calamità ed epidemie, in particolare al culto Mariano.
Solo nel XVIII secolo con la fine della “maledizione divina” o con il mutare del “destino”, si giungerà ad un'epoca di sviluppo e bonifica del territorio che, favorita dalla politica dei nuovi regnanti Borboni, sia pur con lentezza, avvierà un'opera di razionalizzazione del territorio.
Si giungerà quindi all'epoca dello sfruttamento intensivo dei suoli agricoli, della stagione industriale legata soprattutto all'industria tessile che, partita nel secolo XIX, proseguirà in questo secolo.
Attualmente il numero di imprenditori o di lavoratori in proprio ammonta a circa 350 unità, mentre i lavoratori dipendenti, ai vari livelli dirigenziali od operativi, è pari a circa 800 unità.
La struttura economica dell'area, da un punto di vista numerico, vede una netta prevalenza delle attività agricole con una presenza di circa 800 imprese. La struttura produttiva industriale è formata da circa 60 unità produttive, soprattutto del settore alimentare, tessile e costruzioni, oltre ad alcune realtà operanti in settori a tecnologia avanzata.
La realtà commerciale è abbastanza rilevante con le sue 100 unità locali, mentre le unità artigianali ammontano a 50 circa.
Questi dati consentono anche di fermare l'attenzione sui tratti specifici della struttura produttiva e lavorativa che, nel corso dei secoli, ha caratterizzato l'intera area a cominciare dalla valle del Sarno e le zone vesuviane, fino alla valle dell'Irno e quindi a Salerno per spingersi verso le zone interne.
La realtà braciglianese, anche sotto quest'aspetto, presenta tratti peculiari ed unici. Infatti già si è detto come l'intera area nel corso delle ere storiche ha sempre rappresentato uno snodo importante per i traffici; inoltre la sua particolare conformazione morfologica ed i tratti geologici si sono sempre prestati alle attività produttive dapprima agricole e poi anche industriali.
Bracigliano presenta il tratto tipico che caratterizza le popolazioni delle zone più interne, che più degli altri hanno dovuto faticare per rendere fruttuosa la terra e più degli altri si sono dovuti attivare per raggiungere i mercati più importanti.
Il terreno, ancorché fertile così come in tutta l'area, presenta, per i tratti morfologici collinari o montani, maggiori difficoltà per la messa a coltura.
Tra le coltivazioni più diffuse vi è quella della vite. Radicatasi da qualche secolo essa raggiunge livelli di prim'ordine in ambito provinciale. La produzione è tuttora ancorata a sistemi tradizionali ed a piccole quantità. Ma, nonostante tutto, il vino, che è di gradazione media e si presenta come un ottimo vino da tavola, genera una fiorente attività commerciale ad opera di piccoli imprenditori.
Altro prodotto caratteristico e squisito, tipico delle colture braciglianesi, è la ciliegia. Le qualità prodotte sono numerose e i frutti vengono utilizzati sia per i mercati ortofrutticoli che per l'industria della confettura, che comunque non è praticata in loco . Questa particolare produzione consente lo sviluppo di un sistema di traffici di rilevante valore economico. Da notare come oltre alla particolare esperienza nella coltura degli alberi da frutta sono tipici i sistemi di raccolta del frutto. Quest'attività richiede particolari abilità vista l'altezza e la conformazione degli alberi di ciliegio.
Altrettanto tradizionale, ma oggi meno diffusa, è la produzione di castagne e noci. In particolare, per quanto riguarda le castagne, la produzione dei secoli passati era considerevole. Con il passare degli anni questa coltura è stata sostituita dalla vite e dagli alberi da frutto, come a esempio pesche, prugne e nocciole.
Tra le altre peculiarità, è possibile menzionare la produzione di aromi vegetali ricavati dalla flora selvatica, come l'origano o i finocchietti; ha inoltre un certo peso l'apicoltura e la produzione artigianale di miele; infine, non può essere trascurata l'attività di allevamento di animali da cortile.
Anche tutte le attività legate ai boschi non sono trascurabili ed ancora oggi vi sono piccoli imprenditori che si dedicano a queste attività. In questo ambito si è sviluppata una specializzazione degli operai non solo nella potatura e nel taglio dei tronchi, ma anche nella preparazione di prodotti come i sostegni per l'agricoltura, pali, legnami da opera. Inoltre è particolare la specializzazione nella confezione di cesti per la frutta.
Oltre alla coltura dei lembi di terra, nella valle si è consolidata nel tempo la tradizione del bracciantato agricolo. Sia nelle aziende ortofrutticole o florovivaistiche dell'Agro nocerino–sarnese che della Piana del Sele, il lavorante braciglianese è particolarmente apprezzato per laboriosità e capacità. Inoltre, molti braccianti vengono impiegati anche nelle industrie conserviere durante le campagne stagionali di lavorazione dei vari prodotti ( in primis il pomodoro).
Si configura così l'attuale situazione che vede il settore primario ancora vivo, ma molto parcellizzato e specializzato su colture particolari destinate a mercati ricchi.
Questo secolo vede anche l'affermazione dell'industria di trasformazione di tali prodotti agricoli, in particolare ortaggi e cereali, che costituisce – al di là delle recenti crisi - attualmente un vero e proprio punto di forza. Ma l'industria alimentare trova altre radicate espressioni anche nel comparto molitorio e della pastificazione.
Il settore tessile continua ad avere un ruolo importante, pur non presentando più grossi stabilimenti per la produzione di tessuto, ma piccoli insediamenti artigianali o industriali dediti alla confezione.
Altro settore presente con dimensioni industriale, ma anche con un notevole patrimonio di artigianato, è quello della trasformazione del legno.

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